Il canto romantico del rospo smeraldino

Thomas Giglio, vicepresidente della Cooperativa e responsabile delle attività agricole e di inserimento lavorativo, ci parla di una sua passione e di una sua “battaglia” che da anni porta avanti per salvare i rospi smeraldini. con la speranza di appassionare, sensibilizzare e trovare alleati.

Amo gli anfibi perché sono eroi improbabili e timidi, primi animali ad avventurarsi fuori dall’acqua per conquistare la terraferma aprendo la strada dell’evoluzione a tutti noi animali “più evoluti”. Eppure loro -gli anfibi- sono costretti ad una vita da “palombari al contrario” perché per poter sopravvivere si devono portare sempre addosso quell’acqua sotto forma di velo che copre costantemente la loro pelle.

Ma tra tutti gli anfibi amo sopratutto il rospo smeraldino, perché è il più improbabile e assurdo.

Ogni primavera il rospo maschio (elegantissimo nel suo completo beige con pois verde smeraldo) si mette vicino ad una pozza, aspetta che cali la sera e poi comincia a cantare. Sì, perché questi rospi cantano letteralmente, con una nenia lenta ed ipnotica che somiglia ad un mantra tibetano. Man mano la femmina si avvicina conquistata da quella musica, la luna romantica fa il resto ed in breve la pozza si riempie di collane di perle nere e lucenti. Da ognuna di quelle perle dopo qualche giorno nascerà un gioiello, un piccolissimo girino guizzante. A questo punto viene il bello, perché la strategia del rospo smeraldino è un vero atto di fede verso la vita.

Siccome quelle uova e quei girini farebbero la felicità di qualunque predatore (pesci, larve di insetto, tartarughe ecc), per dare chances di sopravvivenza alla propria progenie il nostro rospo sceglie di deporre in pozze effimere dove di certo non vive nessun predatore. Appena le piogge primaverili creano grosse pozzanghere i rospi vanno in amore, depongono e poi sperano: se altre piogge arriveranno presto ad alimentare quelle pozze concedendo almeno qualche settimana di tempo ai girini per completare la metamorfosi la scommessa contro il tempo sarà stata vinta, se no pazienza, ci si riproverà l’anno prossimo!

Tutto ciò era più facile un tempo, quando ancora in città come Milano esistevano sterrati pronti a trasformarsi in mari di fango a primavera. Oggi che la furia rettificatrice della civiltà urbana ha sepolto ogni angolo incolto ed abbandonato sotto mari di cemento tutto ciò è diventato molto più difficile, ma per fortuna in Cascina Biblioteca ancora si riesce a compiere il piccolo miracolo di una perla nera che si trasforma in un principe rospo sfruttando pochi centimetri di acqua e fango. 

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