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CAA: una voce per chi non puo’ parlare

Da diversi anni Cascina Biblioteca utilizza questo strumento per supportare le persone fragili

Provate per un attimo ad immaginare di essere improvvisamente in un paese straniero, senza bagagli, senza compagnia, senza capire cosa ci fate in quel luogo, né sapere dove andare. Quanti pensieri, quanti bisogni, quanti desideri, quante emozioni prendono vita dentro di voi e devono trovare una forma, un’espressione. Ma quel corpo, quella voce, per quanto anche attraverso semplici suoni e parole, non riescono a trovare una strada chiara, immediata ed efficace per arrivare all’altro. Ci si sente “stranieri” all’interno di un paese straniero, incapaci di trovare una lingua comune per entrare in relazione con quel mondo che ci circonda e stimola, finché non arriva qualcuno che sappia offrirvi una chiave multifunzione per potervi muovere, così che non vi sia più straniero, ma possa piano piano diventare un po’ più familiare, un po’ più “casa”.

Immaginare tutto questo permette di capire, almeno in parte, cosa provano e come si sentono le persone che hanno difficoltà nel comunicare, nell’esprimersi ed esternare i propri vissuti, i bisogni, le emozioni, nel comprendere il mondo che le circonda. Proprio così si sono sentiti molti dei nostri ragazzi ed è per questo che noi operatori del CDD Ferraris non potevamo non trovare quella chiave, quel canale per riuscire a sintonizzarci con loro e permettergli di ambientarsi e di raccontarsi.

Questo è lo spirito con cui ci siamo avvicinati alla CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa) esattamente 14 anni fa, da quando al Ferraris è arrivata Maytte, la nostra ragazza latina dai folti capelli scuri e dai grandi occhi neri, che già da soli sanno “parlare” ed esprimersi in tutta la loro sorprendente ed intensa semplicità. Una ragazza vulcanica e desiderosa di contatto e relazione con tutti, ma con un grave deficit del linguaggio verbale, oltre a quello cognitivo. Lavorare per migliorare la sua qualità di vita, accoglierla e valorizzarla pienamente nella sua individualità significava, quindi, doverle e poterle garantire una modalità comunicativa alternativa.

La CAA, secondo la Società Internazionale della Comunicazione Aumentativa Alternativa (ISAAC), è definita come un insieme di strumenti e strategie che un individuo utilizza per venire a capo con successo alle sfide comunicative della quotidianità. Nasce dall’esigenza di dare voce a tutte quelle persone, che vivono in un silenzio forzato e che compiono uno sforzo notevole nel tentativo di farsi comprendere e di essere riconosciute nella loro difficoltà di comunicare. Gli interventi di CAA si intendono come supporti, oltre che alla capacità di comunicazione, anche a quella di relazione e pensiero della persona, influenzando positivamente l’area emotiva, linguistica, cognitiva, attentiva e relazionale.

La CAA è volta ad accrescere una comunicazione già presente nella persona, utilizzando come supporto le competenze che essa già possiede comprendendo, quindi, tutto ciò che aiuta e sostiene il linguaggio verbale, che viene potenziato, prevedendo la simultanea presenza di uno strumento alternativo al linguaggio verbale orale standard, che si accompagna al simbolo visivamente e oralmente, tramite il supporto del partner comunicativo che lo pronuncia ad alta voce. Così il simbolo diviene supporto alternativo che accompagna lo stimolo verbale orale in entrata e, qualora sussistano le possibilità, la produzione verbale in uscita. La modalità attraverso cui avviene la comunicazione è secondaria, purché l’intento e il significato siano compresi dal partner comunicativo.

Secondo i principi della comunicazione CAA essa può avvenire attraverso la voce, i gesti, il linguaggio del corpo, il linguaggio dei segni, le immagini e i supporti visivi, i dispositivi che governano parole vocalizzate. Ognuno utilizza molteplici forme di comunicazione a seconda del contesto e della persona con cui comunica.

Oltre alla lingua dei segni (LIS), che abbiamo adottato per e grazie alla presenza di ragazzi sordomuti al Ferraris è privilegiato l’utilizzo di immagini e supporti visivi, tra cui spicca la scrittura in simboli, che sicuramente è il metodo più immediato e chiaro, e che si adatta facilmente alle diverse esigenze e specificità dei nostri ragazzi.

Man mano che ci si formava e ci si impratichiva nel loro utilizzo, ci si rendeva conto della potenza e validità di questo strumento, traducibili giorno dopo giorno dalla curiosità, motivazione e voglia dei ragazzi di apprendere nuovi modi per comprendere e farsi “sentire”. Infatti, supporti visivi e scrittura in simboli rivestono una duplice funzione, proponendosi a sostegno della comunicazione sia in uscita, e quindi come espressione di sé (bisogni, pensieri, desideri, scelte), che in entrata, come lettura e comprensione del contesto (scansione dei vari momenti della giornata e delle attività/proposte, tabelle di scelta, racconto di storie attraverso libri, spiegazione di eventuali imprevisti quotidiani), promuovendo al massimo le autonomie possibili.

E’ stato emozionante vedere Maytte imparare a prepararsi la borsa della piscina, inizialmente al CDD e poi a casa, grazie al suo libretto di “istruzioni” su cosa doveva ricordarsi di inserire, fatto di immagini semplici e chiare o riuscire a preparare il caffè’ per i compagni. Era fortemente gratificata nel poter compilare in autonomia il diario quotidiano in immagini, per riuscire a “raccontare” a casa quanto fatto e mangiato al CDD.

Non meno emozionante è vedere Nanà che, oltre a compilare in autonomia il suo diario giornaliero, al momento del pranzo o del tempo libero, invece di urlare, richiede ciò di cui ha bisogno o desidera (acqua, mousse/budino/yogurt, mettere o togliere la bavaglia, utilizzare il tablet), attraverso la sua tabella in immagini. Quanta gioia nel sapere di avere un modo diverso, più bello e più “adulto” di potersi esprimere e relazionare.

Nina, Benni e Fengji, i nostri ragazzi sordi, oltre ad usare semplici segni della LIS, grazie alle spiegazioni in immagini, sono riusciti a capire e interiorizzare il loro programma settimanale e a portare a termine in autonomia alcuni compiti/lavori (preparare la pasta fresca, cucinare biscotti, realizzare creazioni artistiche, prendersi cura degli ambienti di vita). L’arrivo poi delle due Isabelle, ha portato come consuetudine l’utilizzo dei libri con i simboli della CAA, che sono risultati utili e di grande interesse e piacere anche per gli altri ragazzi, specialmente all’interno dei laboratori di lettura animata. Grandi soddisfazioni le abbiamo anche ricavate lavorando in questa direzione con Adriano, un ragazzo autistico dotato di linguaggio verbale che, tuttavia, come la maggior parte degli autistici, fatica ad utilizzare in modo funzionale e adeguato al contesto sociale, in aggiunta alle gravi difficoltà nella comprensione della comunicazione verbale in ingresso. Per lui abbiamo creato supporti visivi corredati sia di immagini (foto/simboli) che di parole/semplici frasi per favorire la comprensione di quanto gli veniva richiesto o detto, di come si sarebbero svolte le sue giornate, di eventuali imprevisti, di cosa poter scegliere e quando, di come portare a termine da solo nuovi compiti e attività, sia interne che esterne al CDD, specie quelle di integrazione sul territorio che prevedevano un suo ruolo come volontario. Così Adriano è riuscito a spendersi con grande motivazione e piacere come volontario presso una mensa dei poveri, portando a termine anche in autonomia semplici mansioni di aiuto, in collaborazione con altri volontari e, in alcuni casi, relazionandosi in modo adeguato anche con gli ospiti o come volontario in un progetto di bookcrossing, catalogando libri e diventando il “bibliotecario” del Ferraris all’interno della realtà di Villa Simonetta. Adriano è anche un pizzaiolo di successo, grazie al suo “Manuale di istruzioni”, capace di cucinare pizze speciali per i suoi operatori, che possono ordinargli una “Comic Sans” o una “Time New Roman”, sfogliando un fantastico menù, proprio come quello delle pizzerie, con tanto di prezzo da pagare!

Entrambe le comunicazioni, sia in ingresso che in uscita, servono come bussola per potersi orientare nel complesso mondo delle emozioni, sia le proprie che quelle altrui, e permettere ai ragazzi di imparare a riconoscerle, di provare a gestirle nel modo migliore e sempre un pochino di più. Lavorando con e per i nostri ragazzi sulle emozioni di base (felicità, tristezza, paura e rabbia), ci siamo ancor più resi conto che offrire loro la possibilità di comprendere i propri e altrui stati d’animo e di poter esprimere ciò che provano, desiderano, pensano, limita il sentimento di angoscia e frustrazione legate all’impossibilità di farsi capire, riducendo anche, in maniera proporzionale, lo stress della persona e eventuali comportamenti problematici.

Ed è grazie a storie sociali appositamente costruite con l’uso di immagini e/o semplici frasi scritte, che siamo riusciti a sostenere Adriano nella sua difficoltà di comprendere alcune situazioni sociali per lui particolarmente fastidiose e fonte di grande ansia e gravi comportamenti problematici: il pianto delle persone. Ad oggi, Adriano ancora fatica a tollerare il pianto, specie di alcuni compagni, ma più facilmente ne capisce il motivo e in quali situazioni possono farlo e ha consolidato un modo più funzionale per esternare la sua agitazione quando li sente (battere con forza i pugni sul divano e non sulle sue orecchie).

Un altro particolare supporto visivo, che unisce l’utilizzo di immagini/foto/simboli e scritte, è il passaporto, un biglietto da visita, uno strumento in continuo aggiornamento, che ha lo scopo di fornire informazioni rapide e pratiche, utili a tutti quelli che entrano in relazione con la persona stessa, in una forma completamente personalizzata. Ne abbiamo creato ex novo uno per Maytte, Nanà, Fengji e Benedetto, mentre Laura B. e Isabella C. si sono presentate a noi con il loro Passaporto personale, costruito in collaborazione tra i precedenti servizi frequentati e la famiglia e che, ad oggi, viene aggiornato con le varie esperienze di vita che fanno insieme a noi.

Un intervento comune e sincrono tra i servizi e la famiglia, perché solo coinvolgendo tutti questi attori che ruotano intorno alla persona e i suoi ambienti di vita, fino a toccare i luoghi pubblici e di incontro dell’intera società, costruendo insieme un sistema che sia flessibile e su misura, la CAA può avere un forte potenziale nel soggetto, sostenendolo in modo proficuo e diventando al tempo stesso un potente strumento che crea legame e inclusione all’interno di una società.

Provate ad immaginare quel paese in cui vi eravate ritrovati all’improvviso, fondamentalmente non è poi così incomprensibile e straniero: ci sono voci che riuscite a sentire, a tradurre, a riconoscere come familiari e riuscite a muovervi un po’ meglio e ad esprimervi facendo “sentire” la vostra voce, proprio come quando ritornate ogni volta e con gioia finalmente a “casa”. E’ in questa “casa” che noi del Ferraris accogliamo, giorno dopo giorno, ciascuno dei nostri ragazzi, riconoscendo, rispettando e valorizzando le loro differenze, i bisogni e le particolarità, in modo che nessuno si senta escluso e migliorando a 360 gradi la qualità della loro e della nostra  vita.

Le Operatrici del CDD Ferraris

6 maggio 2021

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