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Casa Iannacci – una collaborazione di valore e di rete

Francesco, educatore di Cascina Biblioteca che lavora presso la Casa di Accoglienza temporanea Enzo Iannacci, ci racconta il caleidoscopico mondo di viale Ortles 69 a Milano.

 

Casa Iannacci era meglio conosciuto fino a qualche anno fa come Dormitorio di viale Ortles, un dormitorio pubblico che ospitava uomini e donne senza fissa dimora.

Nel tempo, la creazione di un Centro Polivalente per adulti in difficoltà, affiancato da uno sportello Casa e un Centro di Mediazione del lavoro, hanno fatto sì che la natura del dormitorio venisse sempre più contaminata in modo positivo da una cura attenta alla vita delle persone residenti in Ortles, seguite su più aspetti del proprio vissuto attraverso percorsi individuali specifici. Il numero di letti per accogliere persone in difficoltà è andato aumentando negli anni, fino a contarne oggi quasi 500.

La Casa, in quanto tale, è stata inaugurata con intitolazione allo storico cantautore milanese il 5 aprile del 2014, con una grande festa cittadina che vide la partecipazione degli Assessori alle Politiche Sociali e alla Cultura e di numerose realtà associative e cooperative. Una grande festa, resa possibile dal sostegno di sponsor privati e l’adesione di molti artisti della musica e della televisione di origine milanese o sensibili alla natura di questo progetto in memoria di Enzo Jannacci.

Un passaggio molto importante che diede valore e prestigio al sentire civico e etico di Milano, mettendo in luce la relazione positiva tra cultura e accoglienza, arte sociale e rapporti umani.

Da quasi tre anni Cascina Biblioteca rientra nella rete di questo importante progetto, che ha ancora aumentato le offerte e i servizi per i suoi abitanti.

Francesco Falzetta è entrato a far parte del mondo di Casa Iannacci nel 2018, in qualità di educatore professionale di riferimento per gli adulti in difficoltà, insieme alle altre educatrici Donatella Familiari, Ilaria Ceriani e Yamina Dhaouadi.

In cosa consiste il loro lavoro? E quante facce ha questo caleidoscopico e gigantesco mondo dell’accoglienza di viale Ortles 69?

Per raccontarlo, occorre avere un’idea del procedimento di richiesta e ingresso di un qualunque adulto che si proponga come abitante di Casa Jannacci.

“La persona che vuole entrare prende appuntamento per un colloquio con l’assistente sociale del Segretariato Sociale che ne valuterà i requisiti di accesso. In caso di situazioni complesse la domanda verrà vagliata da un un’équipe multidisciplinare (assistenti sociali, educatori e medici) che si confronta per valutare e discutere la domanda presentata. Ottenuto l’esito positivo, la persona entra in lista d’attesa che per gli uomini è molto lunga, mentre  le donne entrano quasi subito. Il giorno dell’ingresso in Casa Jannacci l’ospite viene accolto da un educatore che spiega il regolamento della struttura e lo accompagna in una visita della stessa. Poi arriva il momento del primo colloquio con l’assistente sociale che prende in carico l’ospite e, successivamente, avviene un colloquio conoscitivo anche con l’educatore di riferimento. La presa in carico congiunta permette di offrire all’ospite almeno due figure di riferimento a cui rivolgersi e che si occuperanno della sua situazione.”

Egli, infatti, è seguito attraverso un progetto ed un percorso di avvio all’autonomia. Progetto che non viene calato dall’altro ma che si costruisce in un processo di sinergia tra il servizio socio educativo e l’ospite. In una rete di servizi alla persona, della quale noi di Cascina siamo una parte, si sviluppa un sistema che propone assistenza e offerte formative e ricreative di varia natura.

“Questo è il tipo di servizio che differenzia la struttura di Casa Jannacci oggi da quella di una volta: non siamo più solo all’interno di un dormitorio, ma in una realtà che offre assistenza a 360 gradi e in cui ti viene offerto di partecipare, seguire e aderire alla proposta di avvio all’autonomia. Non c’è niente di obbligatorio, naturalmente, ma è importante che chi entri in Casa Jannacci sappia che ha la possibilità, se si fida e segue le proposte ad hoc che gli vengono fatte, di riabilitarsi, di trovare un lavoro, un alloggio successivo alla permanenza qui, di avere una supervisione sul proprio curriculum e così via.”

Francesco racconta di aver visto molte conclusioni felici, progetti di co-housing andati a finire bene oppure borse lavoro assuntive. Casa Jannacci è una macchina che funziona molto bene: chi ci abita deve sempre sentirsi seguito e sostenuto.

Educatori, assistenti sociali, personale Oss e Asa per il servizio di  assistenza sanitaria medica e infermieristica, educatori seguono gli ospiti nei loro bisogni.

Chiediamo a Francesco come si trovi a fare questo lavoro, che ogni volta è da reinventare, ripensare perché dopo qualche mese le persone prese in carico lasciano la casa e vengono riaffidate al proprio destino. “La soddisfazione è tanta e ha un sapore umano, come per tutti i lavori con una certa responsabilità sociale”, spiega, “Io prima lavoravo in comunità con i minori e, nonostante qualche affinità, quel che raccoglievo durante il lavoro era molto diverso. In entrambi i casi è bello quando torni a casa soddisfatto e consapevole di aver fatto qualcosa di utile per qualcuno. Ma mentre con i minori i risultati si vedono nel tempo, perché tu educhi, insegni, coltivi a lungo termine e ti approcci a una fragilità diversa, più inconsapevole, con gli adulti ho imparato la soddisfazione per le piccole cose. Un adulto ti ascolta sempre e quando sceglie di non fare quello che proponi, lo sceglie chiaramente. Al contrario, quando avviene uno scambio tale per cui io, ad esempio, propongo un adulto per un lavoro perché credo nelle sue capacità e ho fiducia in lui, se questo accetta e decide di affidarsi a te, l’emozione è grande.”

Le parole di Francesco sono importanti e dimostrano la passione con cui lavora un educatore che prende sul serio fino in fondo il proprio mestiere. Educare e prendersi cura delle persone, non è mai qualcosa che finisce con la conclusione di una giornata o di una permanenza, ma è una relazione che dura nel tempo e che cambia anche te che la gestisci nel ruolo di responsabile.

Francesco è anche referente di CorUnum, coro di Casa di Jannacci, progetto sostenuto da Fondazione Isacchi Samaja e Comune di Milano, che ogni venerdì sera si incontra in Casa Jannacci  per provare, in vista di eventi a cui il gruppo è invitato ad esibirsi. CorUnum è composto sia da ospiti di Casa Jannacci che da cittadini. Lo spirito di questo coro è  quello di aprire la casa alla città e nello stesso tempo quello di portare la casa nelle città. Spirito questo che anima qualsiasi iniziativa di Casa Jannacci, sia quelle a carattere progettuale sia quelle a carattere ricreativo e artistico, dove l’esperienze condivisa di un coro, ad esempio, può diventare un primo celato passo verso il reintegro in società.

Orgogliosi di avere in Cascina Biblioteca persone che lavorano così, come Francesco, gli auguriamo buon lavoro!

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