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Casa Milo, una casa per l’autonomia

Due anni di sperimentazione con persone autistiche e con disabilità

Casa Milo nasce nell’aprile 2021 all’interno dell’Area Abitare di Cascina Biblioteca con l’obiettivo di accogliere ragazzi, ragazze e persone adulte autistiche e con disabilità disponibili a sperimentarsi nell’autonomia, grazie ai voucher della legge 112 del “Dopo di noi”, entrata in vigore a giugno 2016 per tutelare i diritti delle persone con gravi disabilità.

Casa Milo si trova all’interno di un social housing, un condominio dove alcuni appartamenti sono destinati a persone fragili. Qui operano diversi partner: Redo, la società costruttrice, Dar casa, il gestore sociale e FHS, Fondazione Housing Sociale. In questo contesto ci sono sette associazioni del terzo settore che, grazie al gestore sociale, collaborano attraverso incontri per scambiare esperienze, condividere modalità di gestione e lettura dei bisogni. In particolare, esiste un’associazione di promozione sociale – www.portamoneta.org, – una realtà che accoglie idee, bisogni, proposte e aiuta gli abitanti del contesto di Moneta e del quartiere a realizzare progetti di valore per la comunità. Oggi è composta da più di 200 soci, di cui circa 20 abitanti del complesso molto attivi, e si occupa di gestire mensilmente un palinsesto di attività per adulti, bambini, per abitanti e per il quartiere. Anche Fondazione Cariplo ha partecipato all’avvio del progetto, dando un contributo per i primi due anni, con il quale sono state sostenute le spese per il consulente interno sull’autismo e acquistato l’arredamento di Casa Milo.

Come avviene l’inserimento delle persone in Casa Milo? Chi decide di sperimentarsi nell’abitazione viene avviato ad un percorso di conoscenza graduale al contesto abitativo, che viene personalizzato in base alle esigenze del singolo e che permette di entrare in contatto lentamente con gli abitanti e l’equipe di educatori e operatori. Il progetto di avvicinamento al contesto abitativo prevede quattro incontri in mattinata in casa Milo, in cui partecipano un operatore e quattro o cinque giovani dello SFA o del CDD Autismo. Ogni incontro viene dedicato ad un tema, come l’avvicinamento al contesto abitativo, al quartiere, fino a indicazioni operative su come prendere la metro, andare al parco, al supermercato, la gestione della casa o come si pagano le bollette.

Poi, in base alle reazioni della persona, si decide se avviare un percorso di sperimentazione dell’autonomia, iniziando a frequentare la casa per alcuni momenti pomeridiani e serali, per poi incrementare la frequenza fino a pernottare e a trovare l’equilibrio giusto; in molti casi quattro notti consecutive una volta al mese si sono dimostrate ideali perché permettono ai e alle giovani di avere una costanza, provando a vivere la propria quotidianità in modo diverso, senza impattare troppo sulla vita familiare.

I percorsi di autonomia presso Casa Milo sono, per la maggior parte, avviati grazie al finanziamento della legge 112 del “Dopo di noi”, attraverso il voucher di “Accompagnamento all’autonomia abitativa”.

I giovani, in questo modo, escono dalla famiglia in maniera graduale e gli operatori e operatrici li osservano per capire quali sono le loro esigenze specifiche e le case migliori in cui poter andare in futuro. Emergono spesso risorse inaspettate e doti di autonomia non facilmente visibili. Perché l’obiettivo di Casa Milo, come di tutte le case in cui le persone fragili e con disabilità vivono, è l’emancipazione dal nucleo familiare, un processo personale che richiede progetti tagliati su misura.

Una delle donne con disabilità, per esempio, che trascorre alcune giornate in Casa Milo, non ha ancora avuto l’opportunità di dormirci, ma gli educatori hanno visto che si sente bene quando ha l’opportunità di trascorrere lì un pomeriggio e fare una merenda. Quindi per lei è stata scelta una frequenza solo diurna di un pomeriggio alla settimana, con un operatore che la passa a prendere a casa, la porta in casa Milo, sta con lei e poi la riaccompagna. Gli esiti sono diversi: dopo un periodo di permanenza nell’appartamento, un giovane si è stabilito in una microcomunità di Cascina Biblioteca, qualcuno ha concluso il suo progetto e altri stanno incrementando la frequenza in base ai loro obiettivi. Oggi ruotano in Casa Milo 21 persone e ne sono in arrivo altre a settembre.

Uno degli strumenti che aiutano l’organizzazione dell’abitazione è un monitor touchscreen che prevede la programmazione settimanale; è la versione digitale di un’agenda, che permette alla persona con disabilità di programmare le attività e all’operatore di scrivere anche da remoto, in modo non visibile, commenti e riscontri che possono essere letti dalla coordinatrice. Con il monitor si possono contattare anche i familiari e i centri diurni esterni che vogliono fare rete: così la comunicazione arriva in tempo reale garantendo la circolazione delle informazioni tra tutti gli interessati. Lo strumento è molto funzionale e permette di vedere i progressi di ogni persona, così come di raccontare episodi e accadimenti quotidiani. Attraverso il monitor si può fare anche la lista della spesa con le immagini e inviarla via mail sul cellulare.

Qual è il ruolo degli operatori in Casa Milo? Stimolare la socializzazione e le relazioni, spingere anche all’apertura verso l’esterno, organizzando momenti di condivisione con altre persone, come le cene condivise con casa Iride in Via Ornato una o due sere a settimana.

Le famiglie delle persone che partecipano a questo progetto sono contente e hanno proposto di organizzare il 30 maggio un aperitivo condiviso, una sorta di open day aperto a familiari e persone esterne, per creare un’occasione di festa ma soprattutto un momento per conoscersi e ritrovarsi. Anche i giovani vivono questa esperienza in modo molto positivo: abbiamo chiesto a B. di raccontarci come la sta vivendo.

  1. Ciao B., ci racconti qualcosa di te e di quando hai iniziato a frequentare Casa Milo?

Sono B. e frequento lo SFA da settembre del 2019. Ho iniziato a frequentare Casa Milo nel 2021, poco dopo l’apertura. I primi incontri mi hanno permesso di conoscere gli operatori e gli abitanti. Ho provato a fare lì qualche merenda, qualche attività di giorno e poi a dormirci qualche notte. È stato fin da subito molto divertente, mi sono trovata bene con le operatrici, anche perché non stavamo solo dentro ma ci spostavamo nel quartiere per conoscerlo.

  1. Per quanti giorni rimani in Casa Milo senza rientrare a casa?

Una settimana intera, da lunedì a venerdì e la coordinatrice ci avvisa con un anticipo di qualche giorno prima di iniziare il periodo di permanenza nella casa.

  1. Come ti senti quando sei lì?

Con alcuni gruppi mi trovo molto bene, in particolare con alcune amiche che conosco da tempo. Stare a contatto con loro mi fa stare molto bene, ci siamo sempre aiutate e protette e abbiamo formato una bella squadra. Parlare con loro mi rende serena. In più, io non ho difficoltà a cavarmela da sola anche perché ho fatto la scout e noto che vivere in questo contesto mi aiuta molto anche a raccontare le mie emozioni.

  1. Come ti trovi con gli altri ragazzi e ragazze che condividono la stessa esperienza?

Dipende molto dal gruppo in cui mi trovo, a me non piace molto la confusione e quindi quando sono in gruppi rumorosi non mi sento molto a mio agio.

  1. Quali sono le difficoltà più grandi?

A volte mi dispiace perché con le altre ragazze e amiche abbiamo qualche discussione e questo crea difficoltà nei nostri rapporti. Non sempre è facile ascoltarsi e capirsi. Di solito andiamo d’accordo, qualche volta però ci sono incomprensioni e litigi. 

  1. La tua famiglia cosa pensa di questa esperienza?

I miei familiari sono molto contenti quando trascorro delle giornate in Casa Milo e mi hanno sempre aiutata e protetta. Tutti riteniamo che questa sia per me un’esperienza formativa importante.

15 giugno 2023

Il progetto è realizzato grazie al contributo di Fondazione Cariplo ed è inserito all’interno del progetto Scambi Vitali con capofila Consorzio Sir.

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