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Cosa vuol dire “sviluppo delle risorse umane”? Intervista a Giulio, il nostro responsabile

Non Direttore delle Risorse Umane, ma Responsabile dello sviluppo delle Risorse Umane. Una differenza che racchiude una grossa sfida.

Giulio Cesare Tersalvi, il nostro responsabile dello sviluppo delle risorse umane, si racconta.

Siamo al Vagone, e nonostante fuori il gelo dei giorni della merla si faccia sentire, si respira il solito clima caldo e accogliente che invoglia a chiacchierare.

In questo luogo le parole sgorgano sempre facilmente e raccontarsi diventa un vero piacere.

Giulio, mi puoi raccontare cosa vuol dire per te occuparsi delle risorse umane di Cascina Biblioteca?

Innanzitutto ci tengo a specificare una cosa che per me è molto importante: io non sono il direttore delle risorse umane ma sono il responsabile della formazione e dello sviluppo.

La differenza è sostanziale e sposa quella che per me è sempre stata una sorta di utopia legata alla mia professione: il fine ultimo di questa funzione è fare in modo che non serva più. Può sembrare un controsenso ma in realtà questa affermazione ha dentro di se un valore enorme: non ci vuole un direttore che prenda tutte le decisioni, ma si devono educare le persone ad avere una sensibilità e un’attenzione specifica alla gestione delle proprie risorse. Per farlo serve avere a disposizione tutti gli strumenti utili e necessari per poter svolgere  al meglio questo lavoro e serve un supporto per sviluppare un metodo. Ma ogni responsabile deve avere a cuore la crescita e il benessere delle proprie persone.

Questa idea, che io avevo già in tempi non sospetti, più di quindici anni fa quando ancora non avevo conosciuto la cascina, si sposa perfettamente con lo scopo e i valori della cooperativa, dove la tensione alla crescita è un aspetto tenuto molto a cuore e dove il concetto di responsabilità diffusa guida l’agire dell’organizzazione.

Può sembrare una mission impossible…ma non penso che sia così! Penso anzi che negli ultimi anni siano stati fatti molti passi in avanti. Certo sono stati fatti errori e a volte ci sono state incomprensioni. Ma anche questi aspetti fanno parte del percorso di crescita.

Il mio ruolo è proprio quello di trasmettere contenuti, strumenti, formare le persone nel saperli utilizzare, il tutto per renderle il più possibile autonome e per suscitare in loro un senso di responsabilità verso chi lavora con loro.

Il primo corso di formazione è stato fatto nel 2016…da allora di strada ne è stata fatta parecchia e i risultati sono tangibili!

Giulio so che tu non hai sempre lavorato nel no profit…mi puoi raccontare come sei arrivato qui in Cascina?

Il mondo da cui arrivo è quello del profit. Ho lavorato per buona parte della mia carriera professionale in azienda occupandomi a vario titolo di risorse umane.

All’apparenza i due mondi sono proprio diversi…ma in realtà gli strumenti sono gli stessi, cambia solo il modo di intenderli e utilizzarli.

Comunque io conoscevo la cascina come luogo bellissimo, scenario di cene organizzate dal Rotary Club di San Donato, di cui io non faccio parte ma che spesso mi coinvolge in quanto al suo interno ci sono molti amici.

Il Rotary da lungo tempo ha intessuto legami profondi e proficui con la Cascina, e così è capitato più volte che io mi trovassi qui in occasione di cene o eventi. In una di queste occasioni ho conosciuto Andrea Brizzolari, il Direttore della Cooperativa e Francesco Allemano, il Presidente.

E come sempre da un incontro possono nascere nuove occasioni.

La Cooperativa aveva in quel periodo (fine 2014) avuto l’opportunità di dedicarsi a un progetto molto sfidante, quello di far rinascere con un progetto di rete l’antica cascina Molino San Gregorio all’interno del Parco Lambro.

Per strutturare al meglio quel progetto serviva dotarsi di nuovi strumenti gestionali che permettessero di raggiungere gli obiettivi che ci si era preposti. E così mi è stato chiesto se potevo dare supporto alla Cooperativa in questa fase di definizione di strumenti e metodo.

Da quel momento la relazione con la Cascina è diventata sempre più stretta e si è arricchita di cose da fare: un corso di formazione sulle tecniche di management per i coordinatori della Cooperativa, l’accompagnamento del CDA nello sviluppo di un piano strategico, la definizione di un organigramma… e durante quest’ultimo lavoro è emerso come servisse un responsabile dello sviluppo e della formazione delle risorse umane, e io sono stato molto contento che questa proposta sia stata fatta a me!

Mi accennavi alle differenze tra mondo profit e mondo no profit…cosa ti ha colpito particolarmente in Cascina?

Qui l’aspetto relazionale è importantissimo. E’ alla base di tutto il lavoro.

Le dinamiche relazionali sono fondanti e delicate, e caricano tutto di molti contenuti che nel profit semplicemente non sono tenuti in considerazione. C’è sempre un grosso carico emotivo, pieno di senso e di valore.

Questo è un grande punto di forza ma è anche un aspetto che può rivelarsi critico. Quando si parla di risorse umane e di problematiche legate alla loro gestione bisogna riuscire a superare l’aspetto personale e ricondurre i problemi su un pian diverso, per affrontarli con lucidità e razionalità.

La sfida è riuscire a cogliere sempre la ricchezza che sta nell’altro.

Quale è il ricordo più bello legato al tuo lavoro qui?
Il primo corso di formazione organizzato per i coordinatori, nel 2016, è stato bellissimo. A volte è stato faticoso, le persone mi guardavano come se stessi dicendo cose da marziano, facevano a volte fatica a seguire,  a volte prendeva il sopravvento il brio di qualcuno dei partecipanti…

Ma alla fine del corso vedevo negli occhi delle persone una grande soddisfazione. Abbiamo ricevuto reciprocamente moltissimo! C’era la fortissima sensazione che nessuno volesse davvero che fosse finita quell’esperienza!

E a questo ricordo è legata anche la mia più grande soddisfazione: pensando a quel primo intervento e a come oggi quelle stesse persone siano diventate padrone degli strumenti che allora sembravano cose completamente inarrivabili mi gratifica e rende il mio ruolo ricco di senso.

Come valuti il lavoro fatto fino ad adesso?

Molto positivamente. Come dicevo si può toccare con mano la crescita delle persone, i progressi sono stati molti e molto evidenti. C’è ovviamente ancora tanto lavoro ma Cascina Biblioteca è ormai un’organizzazione “evoluta” da questo punto di vista, e lo dimostra il fatto che si stia dotando strumenti propri di organizzazioni dove l’attenzione alle risorse umane è cuore del lavoro, come ad esempio lo smart working.

Sono state anche concretizzate idee molto interessanti, come quella dell’operatore di area, una persona che in maniera strutturata e non casuale ricopre più ruoli all’interno di un’area della cooperativa, e in questo modo può avere una visione più estesa sul senso del suo lavoro.

La grossa difficoltà sta nel fatto che spesso le persone che hanno ruoli di responsabilità  sono tanto concentrate sul proprio lavoro e fanno fatica a vedere la prospettiva di crescita delle persone che lavorano con loro. E’ tutta una questione di prospettiva . Le persone vanno educate a vivere il cambiamento non come mera fatica ma come opportunità e motivo di soddisfazione personale.

Considerarsi una risorsa della Cooperativa, più che una risorsa della singola area o del singolo servizio, è l’obiettivo sfidante a cui tendere nel lavorare con le persone, per fare in  modo che si guardi al fine ultimo del proprio impegno.

Quale è stata, invece, una difficoltà che hai riscontrato?

La cosa più critica è stata far percepire alle persone che esiste un modo diverso di fare le cose. Alcune hanno dimostrato più resistenze di altre.

Ma come dicevo negli ultimi 3 anni sono stati fatti passi da gigante!

Ci sono state questioni complesse, anche dal punto di vista dell’assetto organizzativo della Cooperativa, ma siamo sempre riusciti a trovare soluzioni adeguate.

Un’ultima domanda: qual è il tuo sogno (lavorativamente parlando) per questo 2019?

Il mio sogno riguarda ovviamente le persone: mi piacerebbe riuscire a strutturare un percorso di crescita e accompagnamento sia per i giovani della cooperativa, sia per tutte quelle persone che lavorano qui già da tanti anni, per fare in modo che tutti  si sentano valorizzati: i primi devono sentirsi incoraggiati e i secondi non si devono sentire abbandonati a loro stessi.

Grazie Giulio, Buon Lavoro

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