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Dietro le quinte del nubifragio: intervista a Matteo Cremonesi responsabile delle squadre del Verde

A poco più di un mese dal nubifragio che lo scorso 29 ottobre ha colpito Cascina Biblioteca, Matteo Cremonesi, responsabile delle squadre operative del settore Manutenzione del Verde della Cooperativa, ci racconta come tutti gli uomini dell’area inclusione lavorativa si siano attivati con impegno e orgoglio per riportare il più in fretta possibile la situazione sotto controllo.

Lo scorso 29 ottobre un grosso nubifragio ha pesantemente colpito Cascina Biblioteca.

Abbiamo ricevuto dall’esterno tante manifestazioni di affetto e di solidarietà che ci hanno riempito il cuore.

Oggi, però,  vogliamo dare voce a quella parte più silenziosa e discreta della Cooperativa, l’ area inclusione lavorativa, senza la quale non sarebbe stato possibile ripristinare in tempi brevi una situazione di sicurezza e normalità.

Matteo Cremonesi, responsabile delle squadre operative del settore manutenzione del verde ci racconta un punto di vista differente su quei momenti e quelle giornate concitate di fine ottobre.

” Lunedì 29, mentre alcuni di noi erano negli spogliatoi per cambiarsi (erano circa le 16.30…quindi fine giornata) si è sentito un rumore fortissimo e nel correre a vedere cosa fosse successo i miei colleghi si sono accorti che era caduto un albero all’interno del recinto delle capre. Poi, allertati da questa situazione di emergenza, hanno fatto un veloce sopralluogo negli spazi della cascina e sono subito rimasti esterrefatti trovando il vialetto completamente inaccessibile e pieno di alberi sdraiati per terra.

Erano presenti in 6/7, insieme a qualcuno uscito dagli uffici per lo stesso motivo e qualcun altro sceso dalle case. Il primo istante è stato di sgomento generale. Poi senza pensarci troppo si sono rimboccati le maniche e  si sono attivati”.

Sicuramente senza il pronto intervento degli uomini del verde, che avevano mezzi e competenze per agire, la situazione sarebbe stata molto più critica. In quei minuti le chiamate arrivate ai vigili del fuoco o al pronto intervento sono state moltissime in tutta la città.

Cascina Biblioteca è collegata alla città solo da quel vialetto di accesso. Vederlo così impraticabile ha fatto sentire tutti isolati e spaventati.

In più nelle nostre case vivono persone con disabilità e capita purtroppo che si debba chiamare l’ambulanza per qualche emergenza…quindi la situazione era davvero difficile da gestire.

Gli uomini del verde non hanno perso tempo e si sono adoperati per sgomberare il vialetto, prima che arrivasse dall’esterno qualsiasi tipo di soccorso.

E mentre loro lavoravano dalle residenze arrivava sostegno e calore (del te e del  buon vin brulé preparati apposta per scaldare gli animi delle persone al lavoro!).

Alle 10 di sera il vialetto è stato sgomberato e le persone che erano rimaste bloccate in cascina hanno potuto tornare a casa.

Ma il lavoro per gli uomini del verde era appena cominciato.

Alla sera le poche persone presenti avevano avvisato tutti gli altri con messaggi e telefonate e subito Matteo, che ha il compito di organizzare l’operatività delle squadre, aveva pensato di lasciare qualche uomo in cascina per poter sistemare la situazione. Ma al mattino, arrivando e vedendo con i propri occhi quanto accaduto, l’impatto emotivo è stato decisamente forte.

” Alla sera nei messaggi si parlava della caduta di qualche albero, ma arrivando al mattino e vedendo come era ridotto il vialetto di accesso e tutto il resto sono rimasto senza parole. Ho subito fatto mente locale e pensato a come intervenire: da dove partire? Come organizzare il lavoro? Di quante Squadre c’era bisogno?”

E così Matteo ha organizzato le sue squadre, stabilendo che fossero 3 quelle che dovevano rimanere in cascina, contattando gli altri clienti e spiegando la situazione (in molti erano già informati dell’accaduto) per giustificare l’impossibilità di andare avanti coi lavori in corso per qualche giorno. (Tutti i lavori lasciati indietro sono comunque stati recuperati nel giro di un paio di settimane!)

Per 3 giorni di fila, quindi, ci sono state sempre 3 squadre, 10 uomini al lavoro. (In ogni squadra c’è un capo squadra che distribuisce i compiti, un assistente caposquadra che segue  la squadra nello svolgimento effettivo dei lavori e gli operai, cioè persone svantaggiate).

Giorni difficili per diversi motivi. Prima di tutto per le condizioni in cui si doveva lavorare: il terreno era fortemente bagnato e i mezzi facevano fatica a muoversi; in secondo luogo perché erano giorni all’interno di un ponte già programmato (ponte dei morti) e le disponibilità delle persone potevano essere ridotte.

” E’ stato appeso un cartello in spogliatoio” – ci racconta Matteo – ” in cui si chiedeva se ci fosse qualcuno che poteva dare la propria disponibilità per lavorare venerdì 2 novembre, nonostante le ferie già fissate. In tanti hanno risposto positivamente a questo appello e ti dico di più, il nostro orario invernale prevede che il venerdì si lavori solo mezza giornata, ma tutti quelli che hanno dato la disponibilità a lavorare si sono fermati fino a sera per portare a termine il lavoro, e l’hanno fatto senza segnare le ore di straordinario! Non mi aspettavo tanta partecipazione!

Questa è stata per noi, che generalmente siamo poco inclini  a raccontare del nostro lavoro, un’occasione,  per mostrare con orgoglio quello di cui siamo capaci. In fondo sentiamo questo posto come casa nostra. Abbiamo più volte dato il nostro contributo in situazioni di emergenza successe ad altri ( ad esempio in occasione dell’esondazione del Lambro che aveva colpito Ceas qualche anno fa o in occasione del terremoto che nel 2016 ha colpito il centro Italia, dopo il quale siamo andati ad aiutare le persone colpite fino a Spelonga). A maggior ragione questa volta abbiamo sentito il dovere di farlo. E lo abbiamo fatto volentieri! Siamo stati capaci di essere autonomi e ripristinare una situazione di ordine e sicurezza in un tempo relativamente breve vista l’entità dei danni!E di questo ne andiamo molto fieri!

Inoltre noi normalmente lavoriamo in maniera programmata. Questa volta abbiamo dovuto gestire l’emergenza: non ci siamo fatti spaventare, ci siamo attivati e  abbiamo gestito tutto con grande competenza! Te lo dico con grande orgoglio! Nessuna delle squadre coinvolte ha avuto il minimo intoppo nel lavoro!

E la cosa bella è che ci siamo messi al servizio della Cooperativa, cercando di capire quali fossero le esigenze di tutti per definire le priorità. Non è così scontato per noi perchè durante il giorno le squadre del verde sono sempre fuori e non abbiamo idea di quali siano i movimenti negli spazi della cascina.”

Ma in che cosa consiste il grande lavoro che è stato fatto? Per i non addetti ai lavori ecco i dettagli e qualche numero per avere un’idea:

” Per sgomberare una pianta caduta – spiega Matteo – si parte sempre dai rami più piccoli che vengono tagliati e cippati, cioè tritati con la macchina cippatrice e ridotti a segatura. Son stati riempiti in totale 12 furgoni pieni di segatura! Dopodiché, una volta tolta la parte piccola, si tagliano i pezzi più grossi della pianta e di legna grossa sono stati riempiti ben 21 camion! Questo solo per liberare le aree più urgenti (il vialetto, la zona del barbeque, la zona dei recinti degli animali e quella del maneggio).

Per il momento non sono ancora stati sgomberati gli alberi caduti nei campi, si farà con calma in quanto si tratta di zone di minor passaggio.

Siamo intervenuti anche per riparare i danni subiti dalla cancellata dell’acquedotto in fondo al vialetto di accesso anche se tecnicamente non si trattava di un’area di pertinenza della Cascina.

Anche gli edili hanno dato il loro contributo:  hanno sistemato la facciata e il recinto dei cavalli in tempi brevissimi!”

Da parte di tutta Cascina Biblioteca (lavoratori, abitanti, ospiti dei servizi, volontari…) un grazie di cuore per tutto l’impegno e la dedizione spesi per far tornare la cascina un luogo bello, accessibile e sicuro.

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