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L’agricoltura biologica e sociale in Cascina Biblioteca

Rispetto per la terra, coltivazione con metodologie naturali e coinvolgimento di persone fragili: ecco i valori alla base dell’attività agricola.

Sono già passati 3 anni da quando Cascina Biblioteca ha iniziato un piccolo esperimento agricolo, in uno dei terreni di pertinenza.
Fortunatamente, questo territorio è ancora rurale, nonostante si trovi ad un passo da Milano. Tanti terreni, tanti campi incolti, che permisero la nascita degli orti urbani nel 2013, nell’ambito del progetto finanziato da Cariplo “Lambro Social Park – Com’è grande il mio giardino”, pensato per rivitalizzare le cascine del Parco Lambro. Vennero coinvolte Cascina Biblioteca, Exodus e CEAS, ognuno dei quali avrebbe dovuto progettare un’attività per rigenerare questi vecchi edifici all’interno del parco. Cascina Biblioteca accolse la
sfida, decidendo di avviare un’attività agricola, che iniziò con la costruzione di una recinzione e il collegamento dell’impianto idrico.
Tra l’altro, gli ortisti sono diventati parte integrante di Cascina Biblioteca, molti sono diventati successivamente volontari nei servizi ed alcuni “ortisti senza terra” sono volontari accanto alle persone con disabilità, ma a volte si sporcano le mani anche negli orti.
L’attività agricola è partita con la coltivazione di zucchine, cavoli e melanzane, esperimento difficoltoso perché mancavano le competenze e l’esperienza necessaria per coltivare. E quando non si cura la terra nel modo corretto, non si rispettano i suoi tempi, non le si dà la possibilità di rigenerare i minerali e le sostanze che la compongono, lei non darà quello che ci sia aspetta.
E’ nata, quindi, la necessità di chiedere l’aiuto di un esperto e grazie ai consigli di Antonio Corbari, uno dei pionieri della coltivazione biologica in Italia, e ad altri corsi di formazione, l’attività ha iniziato a dare i suoi frutti.
Fin dall’inizio Vittoria Mambretti, che è la responsabile del progetto di agricoltura in Cascina Biblioteca, ha deciso di fare la domanda per la conversione dei sette ettari di terreno al biologico, e questo percorso ha richiesto il supporto e la consulenza di Daniela Ponzini, un’agronoma che ha seguito il percorso verso la certificazione ed i rapporti con Confagricoltura e con l’ente certificatore Bioagricert. Ed il percorso è terminato nei primi mesi del 2019, quando finalmente è stata ottenuta la certificazione!
Il percorso è stato complesso, gli step sono stati tanti, anche perché questa è una terra limosa, dura e difficile da lavorare ed è stata sfruttata in modo intensivo per decenni. E’ molto complicato riportare il terreno ad essere fertile, quando negli anni precedenti, sono state fatte scelte diverse e sono stati utilizzati fertilizzanti chimici e pesticidi.
Oggi in Cascina Biblioteca ci sono coltivazioni importanti ed una grande diversificazione nella produzione di ortaggi. Inoltre, ci sono 4 serre riscaldate solo in modo naturale, perché il biologico non permette il riscaldamento artificiale ed i cui terreni sono più difficili da coltivare perché al loro interno si sviluppano patologie marcate, come il ragnetto rosso (che è stato curato con le coccinelle).
Ma in Cascina Biblioteca l’agricoltura non è solo biologica ma anche sociale. Perché agricoltura sociale? Perché alcune delle persone che lavorano nei campi sono lavoratori svantaggiati. Per esempio, dallo scorso anno, una collaborazione con la Croce Rossa, ha permesso di dare un’occupazione ad alcuni migranti, che sono stati coinvolti ed hanno contribuito alle attività agricole.
Inoltre, ci sono 3 ragazzi con disabilità che offrono il loro lavoro nei campi e una ragazza madre proveniente da una casa famiglia. Questo non è un lavoro facile, soprattutto quando durante l’inverno si trascorrono ore all’aperto o nel pieno dell’estate, quando la produzione di ortaggi è elevata ma fa molto caldo. L’attività è molto faticosa soprattutto per le persone con disabilità. Chi lavora nei campi segue tutto il processo, dalla semina alla raccolta; c’è una divisione dei compiti, ma c’è anche grande collaborazione ed aiuto reciproco.
Per loro è un’attività molto gratificante ed è davvero bello vedere il lavoro in “team” tra i migranti – che al momento sono 2 – e le persone con disabilità.
Quali sono i progetti per il futuro? Al momento il desiderio più sentito è quello di aumentare la produzione, perché quella estiva permette di consegnare anche a ristoranti (sono circa 10) ma si vuole cercare di coprire tutti i periodi dell’anno in modo funzionale. Un altro obiettivo per il futuro è quello di avere una struttura in cui poter stoccare gli ortaggi, per poter conservare alcune varietà di verdura come, per esempio, le patate.
E poi, un altro sogno di chi lavora nel settore agricolo, è quello di poter completare l’offerta creando un grande frutteto, perché al momento ci sono solo pochi alberi da frutta. Ma anche questo richiede tempo, conoscenze specifiche, capacità tecniche.
I sogni sono tanti ma da perseguire passo dopo passo, perché la terra restituisce tanto solo quando viene coccolata e coltivata con cura, passione e rispetto.

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