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Marcite e agroecologia

In una fredda mattina di dicembre sono apparsi 20 aironi guardabuoi nelle marcite recentemente restaurate da Cascina Biblioteca, nel Parco Lambro. Gli aironi guardabuoi sono uccelli di taglia media, con piume bianche, becco giallo e zampe grigie in inverno, che si colorano nel periodo dell’accoppiamento. Sono uccelli comuni intorno a Milano, ma in questa zona non se ne erano mai visti, se non un individuo isolato qualche anno fa e qualcun altro in sorvolo alto. Si chiamano così perché, un tempo, si posavano sulla schiena dei bovini pronti a catturare gli insetti mossi dal passaggio della mandria al pascolo. Oggi fanno la stessa cosa seguendo i trattori al lavoro: un effetto dei cambiamenti a cui la fauna si adegua, perché quando cambiano i mezzi dedicati all’agricoltura anche gli animali si adattano al contesto.

L’arrivo di questi uccelli non è avvenuto per caso: l’aumento della biodiversità è uno dei tanti effetti positivi del progetto di ristrutturazione delle marcite in cui, proprio la settimana scorsa, è stata riaperta l’acqua per la cosiddetta sommersione invernale. La circolazione dell’acqua permette la crescita del foraggio anche in inverno e garantisce quindi un raccolto non possibile in altri casi. E, se nevica, appare davanti agli occhi un paesaggio incredibile perché il manto bianco non si posa sulle marcite, dove c’è acqua in movimento e si crea un meraviglioso contrasto con i prati imbiancati tutt’intorno.

La ripresa di questa antica tecnica agricola è molto interessante in un’ottica di sostenibilità ambientale ed economica perché, insieme alle pratiche di agricoltura biologica, aiuta a superare i tanti limiti dell’agricoltura industriale. Questo è ciò che è emerso i primi di dicembre a Bologna presso la Festa del Bio, organizzata da FederBio – evento nato per analizzare la situazione del settore biologico in Italia e in Europa, in un contesto di crisi alimentare, climatica, energetica ed economica. L’agricoltura biologica è una possibile e parziale soluzione a tutte queste crisi. L’Italia è leader nel biologico in Europa, sia perché ha una superficie coltivata con metodo biologico che è quasi il doppio rispetto alla media europea, ma anche perché ha il numero di operatori più alto. Non solo, il primato è anche per le mense bio e i distretti biologici, modello per i paesi europei. In poche parole, il biologico è un punto di forza del nostro sistema agricolo e alimentare.

Durante la pandemia c’è stato un aumento dei consumi di prodotti bio, anche se la crisi economica non ha aiutato a mantenere quella crescita. È importante fare formazione sul tema, per raccontare gli innumerevoli punti di forza del bio in materia ambientale, della salute e della biodiversità e spingere a comprare meno prodotti ma di maggiore qualità. Fine moduloNumerosi studi hanno mostrato che l’agricoltura intensiva è una delle cause dei cambiamenti climatici perché utilizza molta energia (vs. filiera corta), prodotti chimici dannosi, non tutela la salute del consumatore e garantisce una scarsa remunerazione dell’agricoltore, generando inoltre un eccesso di produzione.

L’obiettivo futuro è andare oltre l’agricoltura biologica, fino all’agroecologia, un sistema di produzione agricola che opera in modo armonico con la natura, preserva il territorio e mantiene la biodiversità, riuscendo a soddisfare sia i bisogni alimentari sia quelli di sviluppo secondo criteri di sostenibilità. Accanto ad un sistema di consumo differente, che si basa sul concetto di filiera corta, stagionalità e qualità del prodotto, allontanandosi dalla grande distribuzione organizzata, daFine moduloll’intenso utilizzo di energia da fonti fossili, dall’uso massiccio di fertilizzanti chimici e pesticidi, in poche parole da un sistema incapace di far fronte ai crescenti disastri climatici. (tratto da “Il biologico può essere una soluzione alle crisi attuali”Valori12/12/2022)

“L’agroecologia è sostenibile in quanto incorpora i principi ecologici che sono stati testati dalla evoluzione per milioni di anni. D’importanza stringente per il futuro della agricoltura è l’osservazione che la resilienza a eventi climatici estremi è legata direttamente alla biodiversità dell’agricoltura, una caratteristica anch’essa propria della agroecologia. Inoltre, quando il terreno è coltivato secondo il metodo biologico, il suo contenuto di carbonio aumenta; l’agricoltura biologica contribuisce così alla riduzione di anidride carbonica nell’atmosfera. In altre parole, l’agroecologia non è solo più resistente all’innalzamento della temperatura globale rispetto all’agricoltura industriale, ma aiuta anche a stabilizzare il clima. In conclusione, invece di contribuire ad aggravare la situazione ambientale, potrebbe essere un fattore determinante per risolvere certe criticità”. (F. Capra, 202 – tratto da “Custodi della biodiversità agricola” a cura di Elena Macellari).

Molte sono le pratiche virtuose tipiche dell’agroecologia: rotazione delle colture per permettere alla terra di recuperare le sostanze perse e combattere i parassiti; eliminazione dei parassiti con insetti predatori, come le coccinelle, che mantengono il sistema in equilibrio; uso di letame come fertilizzante, senza interrompere il ciclo naturale. Pratiche che proteggono il territorio, favoriscono la biodiversità, tutelano la salute umana (e riducono la spesa sanitaria – in aumento a causa del cibo spazzatura), utilizzano meno energia e soprattutto meno carburanti fossili, riducono le emissioni di anidride carbonica sono quindi chiaramente pratiche sistemiche.

Un’ agricoltura orientata alla comunità, biologica e sostenibile, contribuirebbe essenzialmente a risolvere molti dei nostri più grandi problemi.

28 dicembre 2022

Il progetto di ristrutturazione delle marcite è realizzato grazie al bando “Coltivare valore” di Fondazione Cariplo, impegnata nel sostegno e nella promozione di progetti di utilità sociale legati al settore dell’arte e cultura, dell’ambiente, dei servizi alla persona e della ricerca scientifica. Ogni anno vengono realizzati più di 1000 progetti per un valore di circa 150 milioni di euro a stagione. Non un semplice mecenate, ma il motore di idee. Ulteriori informazioni sul sito www.fondazionecariplo.it. Altri importanti partner del progetto sono Politecnico di Milano, il Parco del Ticino e la Fondazione Minoprio.

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