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Michela, una vita e un lavoro di valore

Una breve intervista alla nostra educatrice Michela, che ha scelto una professione dedicata alle persone con autismo e un viaggio per sostenere le persone in difficoltà.

 

Ciao Michela, di cosa ti occupi al CDD Ferraris?

Lavoro come educatrice nel CDD Autismo.

 

Da quanti anni lavori in Cascina Biblioteca? Un ricordo dei tuoi primi giorni di lavoro al CDD …

Lavoro in Cascina Biblioteca da luglio 2015, quasi 5 anni!
Il ricordo più simpatico dei primi giorni di lavoro: un ragazzo che per mangiare ogni pezzetto di pizza che aveva nel piatto doveva prima lanciarla contro il muro.
Ero preoccupata, dopo anni con i piccoli, che il lavoro con gli adulti fosse più monotono e meno stimolante, invece, di fronte a quell’immagine, mi sono subito rassicurata: il mondo dell’autismo mantiene il suo fascino a tutte le età.

 

Prima di lavorare in Cascina Biblioteca, dove hai lavorato?

Inizialmente ho lavorato in comunità per donne vittime della tratta e mamma-bambino. Quando ho conosciuto Cascina Biblioteca stavo lavorando da 5 anni circa su progetti per bimbi e ragazzini autistici, al mattino a scuola e nel pomeriggio in uno studio privato specializzato in trattamenti educativi individuali e a piccolo gruppo. Nel 2015, grazie ad un progetto pomeridiano di Cascina Biblioteca rivolto a bimbi autistici di 3-5 anni, a cui ho avuto occasione di partecipare, ho conosciuto il CDD Autismo. A fine anno, a conclusione del progetto per i piccoli, mi è stato proposto di lavorare al CDD. Il mondo dell’autismo mi aveva fin da subito affascinata e la possibilità di lavorare in un centro dedicato e specializzato è stata per me una bellissima opportunità.

 

Qual è stato il progetto più gratificante a cui hai partecipato al CDD?

Sono diverse le esperienze gratificanti, la più recente è un piccolissimo progetto di angolo-bar, aperto un’ora al giorno e gestito, con supervisione degli operatori, da uno dei ragazzi del centro. Gratificante perché è un bel momento di scambio tra il “barista” e i suoi “clienti” (compagni e operatori), ed è un’occasione per il ragazzo che lo gestisce di ricoprire, come spesso chiede e desidera, un ruolo importante e più adulto.

 

Che cosa comporta maggiore fatica, quotidianamente?

Sicuramente la ricerca continua e talvolta difficile di un’alleanza educativa e di un indispensabile rapporto di fiducia con le famiglie. Fa parte delle sfide del nostro lavoro.

 

Che cosa ami di più del tuo lavoro?

Fino a qualche anno fa sicuramente avrei parlato di quanto sia affascinante per me il mondo dell’autismo, della sfida quotidiana di mettermi nei panni di chi ha completamente un altro modo di essere, pensare e percepire, per trovare strumenti, disposizione degli ambienti, modi di strutturare le attività, che possano facilitare la comprensione, migliorare la qualità della vita, ecc. Oggi, oltre a questa parte che rimane più che mai vera, aggiungerei un altro aspetto: la possibilità di lavorare in équipe. Ho la fortuna, infatti, di lavorare in una équipe molto bella, con cui condividere l’impegno e il desiderio di lavorare bene, e nello stesso tempo colleghi capaci di divertirsi insieme ai ragazzi, rendendo così il tempo del lavoro più leggero e desiderabile.

 

Sappiamo che lo scorso anno hai fatto delle vacanze un po’ particolari … Vuoi raccontarci l’esperienza che hai vissuto in Siria?

La scorsa estate ho avuto la possibilità di partecipare ad un’esperienza di tre settimane in Siria. È stato un viaggio molto particolare, molto duro e altrettanto prezioso. Occhi e cuore non sono preparati a vedere la devastazione provocata da una guerra, purtroppo non ancora finita; a sentire i racconti di chi è rimasto e porta con una dignità incredibile il dolore della morte dei propri cari, della propria città ridotta a macerie, e spera e si impegna con tutte le forze in una ricostruzione e in una ripresa ancora molto lontana e apparentemente impossibile. L’ospitalità siriana ci ha permesso di lavorare e aiutare molto poco. È stato un viaggio di incontri e racconti. Ci hanno detto che una delle sofferenze più grandi che la guerra porta con sé è il vissuto di solitudine e di isolamento. E le trenta ore di viaggio, due frontiere, tre ore di controllo passaporti e ventiquattro posti di blocco per arrivare ad Aleppo avevano già iniziato a raccontarcelo. Questo viaggio in qualche modo è stato una piccola breccia, un piccolo segno per iniziare a scalfire un po’ il muro della solitudine; sicuramente, ed è la cosa per me incredibile, è stata un’esperienza di bellezza. Dal primo giorno, infatti, e spiegandoci ogni progetto che con fatica e estrema cura stavano sostenendo, il padre della parrocchia francescana che ci ha ospitato e il gruppo di volontari, ci hanno mostrato con il loro lavoro che solo con la bellezza è possibile ricostruire una società distrutta.

 

Quindi immagino tu sia felice che il progetto che tu hai proposto sia stato scelto dalla Commissione donazioni come progetto da finanziare da parte di Cascina Biblioteca … cosa ne pensi e cosa hanno in comune il progetto in Siria e la nostra attività?

Sì sono molto felice e molto riconoscente! Felice perché sicuramente per la gente di Aleppo questo finanziamento ha un valore più grande del semplice contributo economico (che già di per sé non è poco, visto il periodo molto difficile e molto complicato che stanno attraversando!). Mi sembra possa essere davvero segno di una vicinanza, mai come in questo momento preziosa. Riconoscente per la possibilità insperata di condividere anche sul luogo di lavoro un pezzetto delle mia esperienza.

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