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Ortisti si nasce e si diventa!

In Cascina esiste un gruppo di ortisti volontari che coltiva il suo pezzetto di terra e condivide esperienze e progetti!

Da circa sette anni Cascina Biblioteca ha in carico un progetto di agricoltura sociale condivisa: si tratta di un bell’appezzamento di terra offerto come bene comune per i cittadini che desiderano coltivare un proprio orto.

La concessione della terra di Cascina è annuale e rinnovabile, perché niente come la terra ci racconta il valore di una proprietà e di un possesso. Dai tempi dell’età della pietra, più precisamente dal Neolitico, infatti, l’uomo e la donna hanno iniziato a coltivare la terra e allevare bestiame e, di conseguenza, a separare le loro proprietà con confini e limiti. Ora siamo approdati a una condivisione, invece, degli orti e delle proprietà, quella di Cascina stessa in primis con la cittadinanza.

Gli ortisti volontari, una volta selezionati, cominciano a prendersi cura del proprio spazio, tra semina, colture, personalizzazione e utilizzo di spazi comuni condivisi.

Essi vengono, poi, “ingaggiati” nella vita della cooperativa e ne respirano e co-progettano interventi all’interno di occasioni importanti aperte alla cittadinanza, come l’Open Day a settembre e il falò di Sant’Antonio a gennaio.

Ma l’aspetto più curioso di questo gruppo umano di volontari ortisti, che si trova a condividere terra e relazioni, è l’organizzazione della propria vita insieme.

Ogni giovedì sera, ad esempio, un folto gruppo di volontari si riunisce alle ore 20 nella palestra di Cascina e, pasteggiando insieme, si scambia idee e esperienze, tentativi fatti, suggerimenti, consigli, organizza persino piccoli eventi aperti al pubblico nel fine settimana.

Thomas Giglio, responsabile degli orti condivisi insieme a Vittoria Mambretti, racconta che alle origini il gruppo numerosissimo di ortisti era un’esplosione di energia e idee, che col tempo aveva preso una deriva quasi di comunità ulteriore interna a Cascina. Le assemblee duravano fino a notte fonda. Era un gruppo umano, raccontano Thomas e Vittoria, così colorato e misto che, alla fine, ha dovuto scindersi in due gruppi, vista la varietà di persone e identità che lo abitavano. Da quella scissione, metà di essi è uscita da Cascina ed è rimasta come gruppo coeso altrove. L’altra metà rimasta ha acquisito un profilo più legato all’agricoltura e alla terra e meno alla comunità e alle ideologie.

I primi anni, gli ortisti si sbizzarrivano a provare approcci solo biologici, poi a mano a mano sono arrivate proposte più complesse.

Oggi gli ortisti di Cascina Biblioteca sono 35 persone circa, di cui 5 sono lavoratori interni della cooperativa e gli altri 30 sono effettivamente volontari. Ogni spazio da coltivare vede ruotare al suo interno circa 3/4 persone tra parenti e figli.

Il percorso di vita che fa un ortista in Cascina è, sostanzialmente, legato alle stagioni e alla terra. Tutti partono benissimo e quando arriva la primavera i progetti sbocciano, poi con i mesi di giugno e luglio l’impegno dell’erba alta che cresce e è da tagliare smorza gli entusiasmi. E così accade per i primi due anni. Il terzo anno, racconta Thomas, la coltivazione della terra dell’ortista funziona perché ormai ci si è abituati e perché, spesso, intervengono i parenti del sud (soprattutto gli zii pugliesi) che danno i giusti consigli e manodopera.

Tra i tentativi fatti, un ortone condiviso tra le mani di tutti è stata una bella esperienza, ma dopo due anni non ha potuto resistere: le cure del proprio orto e di quello in comune erano troppo impegnative.

Ancora, però, esistono in comune due spazi gestiti insieme: il semenzaio e il giardino di erbe aromatiche.

Altro esperimento molto utile, poi, è l’orto-sitter: uno dei richiedenti asilo di Cascina Biblioteca è divenuto una figura di riferimento per supportare nella cura delle terre chi non riesce a essere sempre presente come vorrebbe.

E ancora, racconti scritti, giornalini interni, giochi e mercatini di prelibatezze a KM zero continuano a vivere all’interno di questa bella realtà. E Cascina è molto orgogliosa dei suoi ortisti!

Perché è così che il “cooperativismo primordiale” ci ricorda la forza delle nostre radici territoriali, sociali e solidali verso tutti e, soprattutto, grazie a tutti.

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