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Un weekend tra palco e realta’ allo Sghembo Festival

Il racconto di un fine settimana di amicizia, teatro e trasferte per il gruppo di ricerca di Piccola Accademia di Cascina Biblioteca.

C’è chi fa teatro per divertirsi e stare meglio con sé stesso e con gli altri… e chi investe nel teatro un’aspettativa più grande: la creazione di una compagnia che allestisca più spettacoli durante l’anno, che abbia diverse occasioni formative e che possa, soprattutto, condividere viaggi, esperienze e portare il proprio sudore creativo su altri palcoscenici, non solo milanesi!

In Cascina Biblioteca, tra le varie proposte di Piccola Accademia esiste un gruppo che ha presto investito energie e speranze in questa direzione: il gruppo di ricerca teatrale del giovedì.

Questo gruppo, formato da operatori e allievi adulti che hanno alle spalle percorsi più lunghi o approfonditi di teatro, è riuscito negli anni a portare le proprie creazioni nelle scuole elementari, nei locali pubblici, alle rassegne per bambini e adulti a Milano e provincia, è arrivato persino nei cinema italiani, grazie a un video musicale, “Vita a occhi aperti” di Walter Piva, che ha vinto ben tre premi speciali a concorsi di rilievo nazionale. Tutto questo non sarebbe possibile senza la fiducia di famiglie e educatori, che hanno permesso al gruppo di allievi e professionisti di crescere insieme e diventare un gruppo davvero unito, complice e felice dello scambio che avviene in aula e fuori.

Il fine settimana del 12 e 13 ottobre scorsi, poi, è stata la volta di un’altra meravigliosa novità: la rappresentazione del proprio ultimo spettacolo teatrale all’interno del Festival Sghembo, organizzato dal comune di Pinerolo, Piemonte.

Il gruppo è partito da Cascina Biblioteca il sabato mattina a bordo dei nostri pulmini, pranzo al sacco e ripasso della struttura dello spettacolo (dopo due settimane di prove per rientrare nell’atmosfera dell’ultima replica di giugno 2019). Il viaggio è stato lungo, ma divertente. All’arrivo in ostello, a Luserna San Giovanni, ci aspettavano per accoglierci e sistemare le valigie. Lì abbiamo conosciuto un’altra compagnia di Trieste, anche loro in trasferta: avremmo assistito la sera alla loro messinscena per Sghembo Festival.

Riposo, ripresa di energie e poi un pomeriggio di svago per vedere la cittadina di Pinerolo e a cenare insieme al ristorante prenotato per noi dagli organizzatori del festival (wow!).

E infine, serata a teatro, a vedere i colleghi in trasferta e a partecipare con loro alla performance sul tema “NOI-VOI-ALTRO” proposta da loro con il pubblico: Andrea, Nashua e Serena non hanno potuto fare a meno di salire sul palco e condividere un’altra esperienza artistica! Perché quando ti piace andare in scena, è poi difficile dire di no di fronte a qualunque occasione si presenti…

E dopo una nottata in ostello, il giorno dopo: colazione, prove nello spazio, pranzo casalingo tutti insieme e via! Pronti per andare in scena con “Erbavoglio – partitura per prato a primavera“.

 

 

L’INTERVISTA

Abbiamo chiesto a Marco, attore del gruppo di ricerca, come sia stata quest’esperienza. Se la sua prima risposta è stata “Mi sono molto divertito, eravamo tutti insieme!”, la seconda considerazione che Marco fa riguarda la consapevolezza che ormai ha del valore di un’esperienza come questa. “Io in scena ho scelto di essere un personaggio che nella vita ammiro moltissimo, Roberto Bolle, fidanzato con una ballerina piccina piccina, molto carina. Balliamo perché entrambi amiamo farlo e ,se non ci fosse il palcoscenico, io non potrei farlo come voglio io.”

La libertà di diventare quello che desideriamo è una garanzia che il teatro può offrire con una matrice estetica e performativa che non va sottovalutata nella sua semplicità. Salire sul palco e recitare una parte, vuol dire usare il proprio corpo e le proprie emozioni personali e emozioni finte e recitate davanti a un pubblico di amici e non che “si aspetta da te delle cose”. Saper stare in scena, tra finzione e realtà, è difficile, insomma, è un’esperienza importante, che ti cambia. Per farlo ci vuole un coraggio non da tutti.

Marco racconta che in trasferta, finalmente, è potuta venire sua cugina a vederlo, che abita proprio in Piemonte in quella zona. “Io a sapere che c’era mia cugina all’inizio sentivo un’emozione fortissima. Qualche anno fa quest’emozione mi bloccava e io non riuscivo poi ad alzare la testa in scena. Ma stavolta, dopo il mio ingresso sul palco, mi sono rilassato, ho guardato la mia partner di scena e mi sono divertito. Ho fatto quello che dovevo fare. Qualche anno fa non ci riuscivo. Quando sapevo che c’erano i miei amici e educatori a vedermi, le persone della mia realtà quotidiana, mi vergognavo ancora di più. Adesso è diverso. So cosa devo fare e so che posso giocare.”

Se le storie dei personaggi di Erbavoglio le hanno create le coppie di personaggi, autonomamente, a partire da improvvisazioni fatte insieme (come sempre accade nei percorsi artistici di Piccola Accademia), il titolo non è stato scelto dagli attori ma dalla regista. Abbiamo chiesto a Marco cosa significa.

“Erbavoglio arriva da quella filastrocca, che mi dice sempre mia madre, è la cosa che non esiste neanche nel giardino del re. Vuol dire che io non posso dire “voglio voglio voglio” per tutto perché non tutto si può volere. Ci sono delle regole. La partitura dei movimenti che siamo obbligati a fare nello spettacolo sono fissi e sono le regole, poi ci mettiamo i nasi rossi che sono per noi la libertà e possiamo divertirci e fare quello che vogliamo.”

Questo è quello che accade un po’ nelle vite di tutti e che lo spettacolo vuole raccontare: schemi e rottura degli schemi, regole e libertà.

“E’ uno spettacolo quasi senza parole”, ma che cerca di dire tanto. Il pubblico di Pinerolo lo ha acclamato con simpatia, l’organizzatrice del festival, Alice Gamba, persona squisita, ridendo ci ha detto che è uno spettacolo politicamente scorretto, che manda a quel paese chi deve mandare. Comprese le nostre paure, i nostri limiti e lo sguardo degli altri su di noi.

Appena usciti dal Teatro del Lavoro, ognuno ha raccolto i materiali di scena, in una collaborazione generale e responsabile: si sapeva che il tempo era poco e bisognava partire subito.

Ma non si poteva partire senza il momento caffè, che proprio Marco voleva fare dal giorno prima nello storico caffè Vergano di Pinerolo. Lì, seduti e complici, in compagnia, c’è chi ha espresso la sua felicità per la replica, chi ha raccontato che dopo tanti anni ancora si diverte come il primo giorno, chi aveva ancora l’emozione in corpo e l’ha espressa con un bel “vi voglio bene”.

E sull’onda di queste 48 ore di felicità condivisa, il rientro a Milano è iniziato. Ma i ricordi del gruppo restano vivi, in attesa di un’altra possibile trasferta.

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