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Una vita tra il verde di Cascina: Giuseppe si racconta

Peppino ci racconta cos’è per lui il lavoro

Giuseppe Allone è un dipendente del settore “verde” di Cascina Biblioteca dal ’92, da quando, cioè, Il Fontanile e Viridalia erano ancora due realtà separate.

1992-2020: ventotto anni con noi.

Ma non è finita: perché prima del ’92 Peppino, per gli amici, frequentava già gli spazi di Cascina Biblioteca, quando erano in gestione solo ad Anffass.

Se pensate che a marzo 2020 Peppino ha compiuto 49 anni, non possiamo che considerarlo davvero “uno di casa”, uno dei lavoratori storici della cooperativa, una delle persone che da più vecchia data ha toccato con mano le radici territoriali su cui Cascina Biblioteca ha costruito le sue fondamenta sociali e solidali.

Chiediamo a Giuseppe di raccontarsi, di parlarci di questo periodo di emergenza Covid e della sua vita: è evidente dalle sue parole che il lavoro ne è una parte integrante.

Per questo motivo la persona al centro rimane uno dei valori portanti della cooperativa, che nobilita ma anche identifica la persona, riconoscendone un ruolo in società e fornendole un’importante occasione di socializzazione.

Nel sapere he Giuseppe trascorre normalmente tutte le sue giornate a lavorare con gli uomini del verde di cascina, si capisce ancora meglio cosa abbia significato per lui la quarantena. Una clausura in casa, tra passeggiate per commissioni essenziali, la sua mamma da accudire e l’attesa di tornare a darsi da fare, a impegnarsi perché “gli amici sono lì e bisogna lavorare.”

Se Giuseppe dovesse raccontare la sua vita con qualche immagine importante, lo farebbe scegliendo: l’erba alta, Santa Maria Goretti e Sant’Antonio Abate, “quello per cui anche in cascina facciamo il falò in gennaio“.

Questi sono i tre argomenti principali attraverso i quali impariamo a conoscerlo.

Santa Maria Goretti perché Giuseppe ne ammira la storia triste che conosce da quando era bambino. Suo padre gliela raccontava. Parlare di lei lo fa sentire più vicino a suo padre, dice, che è mancato cinque anni fa.

E dopo Maria Goretti, c’è Sant’Antonio, che viene festeggiato con un grande falò in Cascina così come nel paese dei nonni di Giuseppe, presso il greto del torrente. Nel 2019, quando è stato possibile realizzare l’ultimo falò in Cascina Biblioteca, Giuseppe racconta con piacere ed emozione quanto sia stato importante preparare gli spazi e la legna per farlo ardere, per il bene della comunità che veniva a festeggiarlo.

E poi il terzo elemento che “colora” la maggior parte delle giornate di Giuseppe: il verde. Dell’erba e della sua tuta da lavoro.

Giuseppe, come abbiamo detto, è un lavoratore dell’area verde di Cascina Biblioteca: si occupa di tagliare l’erba nei campi della città di Milano e della provincia più prossima, di sistemare aiuole e di potare i rami degli alberi. Gli piace molto il suo lavoro, prima di tutto per l’utilità pubblica che comporta: l’erba alta è un po’ come un nemico da annientare, fa dannare chi ci deve lavorare, soprattutto quando cresce altissima, fino alle ginocchia o persino al bacino.

Ma grazie a trincia e trattore, Giuseppe e gli altri uomini del verde distruggono questo nemico, frantumandolo come farina. Una volta al mese, presso il parco Sud di Milano, il gruppo di Giuseppe, con un caposquadra che lo dirige, compie la sua missione operativa di sistemazione dell’erba e dei campi, laddove “l’erba è la più trascurata di tutte”, racconta Giuseppe.

Anche l’erba vicino alle discariche è impegnativa e sorprende sempre Giuseppe, perché gli da’ un gran da fare.

In altre parole, lo motiva e lo stimola, lui come molti altri che hanno trovato in Cascina Biblioteca un’occasione di rivalsa e dignità professionale.

Il lavoro nobilita l’uomo, dice un detto. La religione lo rende fiducioso e devoto. La famiglia lo protegge.

Noi di Cascina Biblioteca possiamo occuparci solo del primo aspetto della vita di Giuseppe, del lavoro, ma lo facciamo comportandoci come una famiglia che lo protegge e gli offriamo un obiettivo per il quale vivere.

Per questo, quando ci fermiamo, come in questo periodo di emergenza, il valore di quello che ci impegniamo a fare quotidianamente torna ad essere subito più evidente, più chiaro. E ci fa sentire orgogliosi della nostra mission.

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