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Violenza sulle donne e disabilita’

Uno dei fenomeni sommersi della violenza di genere

La cronaca nera, purtroppo, ci dimostra che non abbiamo fatto passi in avanti contro la violenza di genere. Le 105 donne uccise da familiari (mariti, amanti, fidanzati, ex) nel corso del 2023 rappresentano un dato sconvolgente. Un fenomeno che accade in ogni parte del mondo e colpisce donne di tutte le età e estrazioni sociali.

In occasione del 25 novembre – Giornata internazionale contro la violenza sulle donne – vogliamo focalizzare la nostra attenzione sulle donne con disabilità, persone ancora più fragili, vulnerabili e indifese nei confronti di eventuali abusi. Qualcosa di aberrante, un male spesso silenzioso e poco raccontato.

Nei confronti di queste donne si parla di “discriminazione multipla o intersezionale” per indicare una situazione in cui i fattori che danno origine alla discriminazione e/o alla violenza, sono diversi e agiscono contemporaneamente. Queste donne sono maggiormente esposte ad episodi di violenza fisica, sessuale o psicologica che possono anche protrarsi nel tempo, dentro e fuori casa anche perché hanno meno risorse per difendersi e hanno maggiori difficoltà ad acquisire la consapevolezza della violenza e a denunciarla.

Sono storie estremamente dolorose, che nascondono effetti psicologici terribili e diventano ancora più gravi proprio per la particolare fragilità delle vittime. Spesso sono proprio gli uomini che si prendono cura di queste donne ad abusare di loro, con tipologie di violenze anche subdole rispetto alla tipica violenza di genere. È abuso su una persona con disabilità anche la messa a riposo forzata per un periodo prolungato, la minaccia di abbandono, l’abuso farmacologico, la negazione di cure fondamentali. Talvolta, l’abuso avviene online, in particolare sui social network, dove è molto facile contattare le donne e chiedere loro, attraverso il ricatto, di produrre e diffondere materiale pornografico.

Le donne con disabilità vittime di violenza non denunciano per tanti motivi, alcuni dei quali si aggiungono alla paura, vergogna, senso di colpa, come per esempio la mancanza di consapevolezza della violenza e della possibilità di avere supporto, la paura di non essere credute e quella di rimanere sole perché costruire una relazione per loro è più difficile.

Così come sancito dall’art. 8 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata in Italia nel 2009, diventa fondamentale l’attività di informazione, per aumentare la consapevolezza delle persone e combattere i pregiudizi nei confronti delle donne e delle persone con disabilità. Un’attività di formazione, prevenzione, monitoraggio e denuncia dei casi di maltrattamento e violenza, accanto ad un’attività di sostegno nei confronti delle vittime. Tale normativa si integra con le ulteriori azioni di tutela, sancite dalla Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica e dalla Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne.

In Italia non esiste una normativa specifica per tutelare la “donna con disabilità” e si applica, pertanto, la legislazione generale in materia di violenza di genere e a tutela delle persone disabili.

L’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad), è nato nel 2010 con l’obiettivo di prevenire e contrastare i crimini e si occupa di monitorare e analizzare gli episodi di violenza. Ciò che emerge dai dati raccolti, è che le donne con disabilità sono di frequente vittime di comportamenti tipici della violenza di genere, con l’aggravante che spesso gli episodi sono sommersi, si verificano in contesti di cura e assistenza e si protraggono anche a lungo termine.

L’Oscad ha presentato i dati relativi al triennio “ottobre 2020 – settembre 2022” nella brochure “La violenza contro le donne con disabilità” (vedi fonti in basso):

  • 230 casi di maltrattamenti contro conviventi o familiari – 63 dei quali su minorenni
  • 50 casi di violenza sessuale – 9 dei quali su vittime minorenni
  • 21 episodi di atti persecutori (stalking) – 3 dei quali nei confronti di minori

L’Oscad cerca di monitorare questi episodi ma vuole anche individuare alcuni indicatori di violenza, come per esempio i ricoveri in ospedale, la sedazione eccessiva a casa, i lividi, la scarsa igiene, comportamenti estremi e autolesionisti, ansia elevata, etc…

Cosa si può fare per lottare contro questi crimini?

La Polizia di Stato lancia periodicamente campagne di comunicazione con l’obiettivo di sensibilizzare e fare prevenzione sul tema della violenza di genere per tutte le donne, come quella del 2022 “Questo non è amore“. Il messaggio della campagna incoraggia le donne a non sentirsi in colpa, a non vergognarsi a denunciare e le incoraggia, informandole che non saranno sole nell’affrontare la situazione. Purtroppo, queste campagne sono generali e non abbracciano le tipicità della violenza sulle donne con disabilità, mentre pochi esempi sono dedicati a questa nicchia, come questa realizzata da Alley Oop nel 2020 oppure questa dell’associazione D.i.Re del 2018, entrambe dedicate alle donne sordomute.

Esistono strumenti utili per chiedere supporto, come il servizio antiviolenza 1522 che non è solo un numero di telefono ma ha anche una chat, adatta alle donne sordomute. Purtroppo, viene comunicato solo come linea telefonica, trascurando la questione dell’accessibilità. Pensiamo alle barriere architettoniche dei centri antiviolenza che non permettono l’accesso alle donne con disabilità motoria e, ancora più complesso, eliminare le barriere per rendere accessibili le misure di aiuto alle donne con disabilità psichica. La rete antiviolenza non è ancora pronta per accogliere la discriminazione multipla subìta dalle donne disabili.

Altri strumenti utili sono le linee guida (per esempio BeSafe e Accorciare le distanze) che supportano gli operatori a pensare a rendere inclusivi gli ambienti, la comunicazione, gli strumenti. Un passo importante verso un’inclusione concreta e l’uguaglianza senza discriminazioni.

E ancora, si potrebbe migliorare e applicare leggi contro la violenza domestica e di genere, considerando anche le peculiarità delle donne con disabilità; si potrebbe promuovere la collaborazione tra organizzazioni che lavorano su questioni di genere e disabilità per generare sinergie e interconnessioni positive.

Spesso le situazioni sono complesse ma l’attività di informazione è fondamentale a scopo preventivo e per creare consapevolezza; la formazione e l’educazione alle relazioni è ancora più importante, sia per cancellare i pregiudizi, sia per rendere consapevoli le donne fragili dei propri diritti nelle relazioni, del proprio corpo e di come funziona una relazione sana.

24 novembre 2023

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